More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  Gerardo Pecci, Storico e...PhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community

Gerardo Pecci, Storico e critico d'arte

Riflessioni in libertà: la storia dell'arte è sempre storia del pensiero critico

arthistorian

View spaceSend a message
Occupation:
Location:
Interests:
Sono una persona solare e amo l'arte in tutte le sue forme, odio chi in nome dell'arte mercifica la propria persona!!!
No list items have been added yet.
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
View space
Dalmazio
View space
Tiziana
View space
Terry Carter
View space
Lαchεsis
View space
Pia
View space
ღ Anna Maria ღ
View space
M.R.Botta
View space
ELENA ZUCCHINI
View space
reny

June 28

LA PITTURA DI TIBERIO GRACCO

VERITA’ DELLA VITA E L’INTENSITA’ DELL’ESISTENZA NELLA PITTURA DI TIBERIO GRACCO
Testo critico di Gerardo Pecci

 

L’uomo. La vita. Il mistero dell’esistenza e il senso dell’arte: sono queste le coordinate entro cui s’inserisce la produzione artistica, pittorica, di Tiberio Gracco. La sua pittura, corposa, “materica”, fortemente espressiva e incisiva, scava nello sguardo dell’esistenza umana alla ricerca di un’ancestralità che è fonte di conoscenza e di curiosità, di emozioni e sensazioni forti. I colori puri, pieni, corposi, sottolineano la forza del vivere, un mondo colorato primordiale da cui partono, e ripartono, le riflessioni sul nostro vivere quotidiano: è un’Io creativo, originario e originale, uno sguardo curioso, acuto e penetrante, che osserva il mondo e l’uomo per quello che sono. La figura umana non a caso è soggetto preferito dall’artista, è l’essere pensante in simbiotica lotta con la Natura, di cui egli stesso è parte integrante; ma è una lotta alla conquista di modi di vita, di emozioni, di voglia di essere e di fare, di affermare la propria volontà e il proprio spazio. Le forme ovoidali e allungate delle teste degli esseri umani rappresentati da Gracco non sono solo un “omaggio” all’uomo “faber”, o a forme d’arte “primitiva”, ma vogliono sottolineare idealmente lo sforzo che ciascuno compie per meglio definire il proprio mondo, per un’umanità pensante e agente nel tempo e nella storia. E’ l’essere umano, nudo, che si mette a confronto con i problemi quotidiani, con un mondo che non lascia alcuna tregua e/o spazio al nulla, ma crea se stesso, la propria vita, è artefice con il pensiero e con l’azione del proprio destino, sempre in cerca di nuovi orizzonti da raggiungere, mai soddisfatto di quello che si è se non in funzione della costruzione di un futuro da protagonista assoluto dell’universo, della storia, e lo rende padrone del tempo. L’arte di Tiberio Gracco è perciò un’arte pensante, agente, che costringe alla riflessione. I suoi colori puri, gravidi e carichi di pensiero, sono il medium attraverso cui l’artista pensa il mondo e lo rappresenta. Anche gli occhi chiusi delle sue figure prefigurano un mondo immaginato, che però può diventare realtà, deve diventare realtà. Non è un chiudersi in se stessi, ma un aprirsi alla riflessione, al pensiero pensante, al pensiero agente, al pensiero come progetto dell’esistenza, quindi si tratta di occhi che sanno e vogliono guardare al di là delle apparenze, al di là delle bende dell’effimero, del contingente, dei falsi miti e riti della nostra martoriata contemporaneità, per trovare e costruire un mondo diverso, più vero e più umano. Il suo è un percorso ventennale sulle ali del pensiero e dell’esistenza dell’uomo, una pittura che vibra di colori, con grumi e atomi colorati, ma sono grumi e atomi che racchiudono la verità dell’umanità, l’essenza vera e infinitesimale che ci riporta alle origini della stessa vita, cercando di coglierne l’alito primordiale che ha dato origine all’Universo. I suoi corpi e i suoi volti non sono misteriosi, ma sono il segno vivo di un mondo in cui ogni gesto, anche il minimo, è prepotentemente la firma di un attimo di vita che pulsa, vibra, interagisce con l’universalità di ogni individua esistenza. E la più recente produzione pittorica non a caso è rivolta proprio al pensiero come fonte progettuale della realtà umana, alla donna e all’Universo stellato. Sono “topos” ricorrenti che fanno parte della storia dell’umanità, che però vengono qui trasfigurati e presentati da Tiberio con forme nuove e rinnovate azioni pittoriche; invitano gli uomini ad essere protagonisti della storia, ad essere persone vive e non semplici burattini. Le sue donne ritratte, vibranti di vita, dallo sguardo penetrante e intenso, dai volumi ben solidi e reali, sono la rappresentazione del mistero divino della Maternità in potenza e in atto, accolgono l’uomo e danno vita all’uomo, all’Umanità. Sono donne che racchiudono in sé il senso della vita, dell’amore, con tutta la vasta gamma di sentimenti ed emozioni che ognuno di noi porta con sé fin dal concepimento. E’ un omaggio alle verità dell’esistenza, all’intensità delle emozioni. Non sono donne in “posa”, ma donne che guardano e ci guardano, che ci fissano nella loro bellezza, che ci invitano ad amare, a vivere ancora più intensamente la totalità della nostra esistenza. Possono essere anche “collezioniste” di uomini, ma nei loro sguardi vi è pur sempre, ancora una volta, il mistero della vita che diventa fascino dell’esistenza, invito a pensare e ad amare. Le forme dell’arte, delle cose e delle persone ritratte da Tiberio sono essenziali, geometricamente definite nei volumi e negli spazi, prive di sfumature e commistioni di colori perché quello che conta è la purezza, l’essenzialità. Si tratta di un vocabolario visivo tutto incentrato su colori primari e su volumi geometrici chiari e definiti, indice di grande attenzione progettuale verso il mondo: una proposta pittorica che vuole mettere in risalto la verità e non quello che si cela negli oscuri meandri del non essere. 

 

Fonte: sito di Tiberio Gracco.


 

 

L'arte si fa vita

L’arte si fa vita

Sono profondamente delusa dall’ arte che ci gira intorno. Magari è solo pregiudizio, magari è arroganza nel giudicare la corrente contemporanea solo attraverso un gusto soggettivo.
                                                             "l’ arte si fa vita".
Questo, a quanto pare, dalle lezioni che sto seguendo all’ università, è il concetto basilare, lo snodo principale dell’ arte contemporanea. "L’ arte si fa vita" nel senso che attinge alla misura contingente delle cose, è un’ arte che spoglia se stessa da regole, da concetti precostituiti, l’arte che si identifica con il quotidiano, con tutto ciò che fino ad oggi c’è sempre stato ma privo dell’ autorizzazione a definirsi opera d’ arte. Perciò non ha importanza se si tratti di un orinatoio o di detersivi, che si esponga un museo vuoto o che si componga una melodia priva di note. L’arte non ha altro scopo che rinnegare i vecchi valori, che perdere ogni possibile senso. L’arte di oggi vuole fermamente essere "anti-culturale.
Dunque appare bizzarra, spesso scandalosa e oscena, ma soprattutto "ciarlatana". essa è un’ arte dove non serve più saper fare meglio d’ altri ma il saper far peggio, il trovare un invenzione, l’arrivare per primo al monopolio di un invenzione.
Eppure mi domando: se è questa la filosofia cucita "ad arte" dai critici per analizzare il mondo contemporaneo nei suoi,talvolta ridicoli aspetti (scusate la presunzione),che valore assume in tutto ciò il talento artistico?
Se diventa essenziale il non saper fare, la "vena dilettantistica",se il disegno e la tecnica artistica non sono più parametri di giudizio della bravura, a cosa serve studiare?
Se non esiste più un bello oggettivo, universale, ma tutto e niente, a cura di illuminati critici, diviene arte o resta banalmente ruota di bicicletta, orinatoio, forchetta, nessuno essere potrà più sentirsi spontaneamente un artista e nessuno spettatore sarà più in grado di apprezzare o meno ciò che ammira.
Io mi domando: se il concetto attuale di arte è questo, come è possibile definire ciò che esibiscono tutti quelli che credono ancora nel talento, che abilmente riescono dove altri si fermano, che vedono oltre la cecità del mondo, che faticano e sudano dietro un’ esperienza creativa?
Sono ancora questi artisti o, come vogliono farci credere,solo artigiani?
 
                                                                                                                                                   
Jessica Perna
 
 
Fonte: dal sito dell'artista Aniello Scotto
June 14

MOSTRA D'ARTE: PAESTUM ARTE 2008 1/30 LUGLIO 2008


 

PAESTUM ARTE 2008 – 1/30 LUGLIO 2008

AREA ARCHEOLOGICA DI POSEIDONIA – PAESTUM  (SA)

 

 

Nell’incantevole scenario dell’area archeologica di Poseidonia-Paestum la Galleria TUTTARTE e l’Associazione SHUNT, con il patrocinio dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Paestum e del Comune di Capaccio (Salerno), presentano le mostre “I MAESTRI DELLA LUCE”.

 

L’evento culturale e artistico PAESTUM ARTE 2008 sarà presentato dallo storico e critico dell’arte Gerardo Pecci. Interverranno il Maestro Bruno Bambacaro e la Dott.ssa Marisa Prearo.

La prima mostra d’arte, che si svolgerà dal 1 al 15 luglio 2008, sarà dedicata alla personale di pittura dell’artista fiorentino Sergio Nardoni. La mostra sarà inaugurata il 1 luglio 2008 alle ore 21:00. Sarà presente l’artista. La cura critica e i testi in catalogo sono di Gerardo Pecci.

 

Sergio Nardoni lavora a Firenze, dove è nato nel 1947. Talento precoce, disegna fin da bambino e nonostante la famiglia lo volesse continuatore nella conduzione della piccola azienda paterna, si iscrive all'Accademia, dopo studi assai disordinati e la pratica di molti mestieri. Allievo di Loffredo e Manfredi risente   inizialmente   del clima concettuale che comincia a diffondersi in Italia alla fine degli anni Settanta, ma è subito attratto da altre esperienze. Conosce Bueno, frequenta Annigoni, che in occasione della sua prima mostra, tra l'altro gli scrive: "…. Vedo evidenti, nel Suo operare, un impegno e una tenacia particolari che lo porteranno lontano ….". Intanto   l'incontro   e l'amicizia con Mariuccia  Carena, la vedova del  grande Felice   Carena,    lo   immette nell'ambiente artistico toscano e versiliese (Treccani, Faraoni, De Grada). Sue opere si trovano nel Museo Nazionale del Bargello a Firenze, nelle Collezioni Pontificie della Città del Vaticano e nel costituendo Museo d'Arte Contemporanea del Comune di Firenze. Nel 2002 ha realizzato un importante ciclo pittorico sull'arcone absidale del quattrocentesco Duomo di San Miniato (PI).

 

La seconda mostra d’arte, che si svolgerà dal 16 al 30 luglio 2008, sarà dedicata alla personale di pittura dell’artista mantovano Claudio Malacarne. La mostra sarà inaugurata il 16 luglio 2008 alle ore 21:00. Sarà presente l’artista. La cura critica e i testi in catalogo sono di Gerardo Pecci.

 

Claudio Malacarne è nato a Mantova nel 1956. Giovanissimo si scopre pittore eseguendo   i    primi dipinti all'età di 14 anni. Nel corso degli anni ha frequentato lo studio del maestro Enrico Longfils con metodica applicazione, riuscendo a maturare quella sua ricerca pittorica che lo annovera tra i più fecondi coloristi del nostro tempo.  Vive e lavora a Soave Porto Mantovano, in provincia di Mantova. Le sue grandi tele si impongono all'attenzione di tutti principalmente per la loro dirompente forza cromatica, alimentata da un continuo gioco ritmico dei colori. Le sue pennellate corpose, stese sulla tela con ampia azione gestuale, evidenziano una impaginazione vigorosa,  di  notevole  comunicatività.

 


 

 
June 12

Mostra d'arte LEX-ICON articolo dal sito www.informarte.org

Dal 10 al 25 giugno 2008
Salerno, Palazzo Genovese

A Salerno si è aperta nel pomeriggio del 10 giugno 2008, la mostra LEX-ICON DIRITTO DI UN'IMMAGINE che vuole riflettere, e far riflettere, sul ruolo etico dell'arte nella società. L'evento è stato patrocinato dall'AIDO, Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, all'interno di una capillare campagna di sensibilizzazione della gente verso il problema della donazione degli organi umani. Esso è stato altresì patrocinato dalla Provincia di Salerno e dal Comune di Salerno. Negli spazi espositivi di Palazzo Genovese sono esposte le opere degli artisti Aurora Cubicciotti, Giovanbattista De Angelis e Donato Linzalata.



All'inaugurazione della mostra ha partecipato anche il Prof. Aniello Scotto, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, che non ha mancato di sottolineare la grande qualità delle opere esposte e soprattutto i fini umanitari della mostra, in favore di un'etica artistica che possa essere sempre più aderente ai bisogni della vita e rispondere all'appello di chi soffre. Anche il prof. Antonio Tateo, dell'Università di Salerno, ha sottolineato la grande importanza della mostra, sia sotto il profilo umanitario che artistico, per l'alta qualità delle opere esposte e per l'impegno umano nel sociale degli artisti presenti. Il catalogo delle opere degli artisti Cubicciotti, De Angelis e Linzalata si apre con le presentazioni del Sen. Francesco Cossiga, già Presidente della  Repubblica, di Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O. Nazionale, di Antonio De Sio, Presidente Provinciale A.I.D.O. di Salerno. Seguono poi gli interventi dei critici d'arte Gerardo Pecci e Marco Di Capua, dello storico Maurizio Ulino, di Ferruccio Massimi e il testo dell'artista Aurora Cubicciotti.
La mostra resterà aperta fino al 25 giugno negli spazi espositivi di Palazzo Genovese, nel centro storico di Salerno, sia di mattina che di pomeriggio dalle 17:00 alle 21:00. Con l'occasione sarà presente negli spazi espositivi della mostra d'arte anche una delegazione dell'A.I.D.O. a disposizione di chi volesse spontaneamente aderire in qualità di Socio, per un atto di amore e carità di grande rilevanza umana e sociale. "Si spera con questo avvenimento non solo di sensibilizzare tanti cuori ma anche di scuotere la mano di tanti artisti e fare in modo che l'arte ritorni ad avere uno scopo, una funzione sociale, che ritorni ad essere parola viva, voce che fissa in un'immagine diventa azione, diventi vita, salvi la vita!" (A. Cubicciotti) La mostra sarà itinerante e toccherà, dopo Salerno, molte città d'Italia: un'occasione da non perdere per tutti coloro che amano l'arte, non solo a parole, e che vorranno iscriversi all'A.I.D.O. con un atto di coraggio, dignità e amore vero.
 
June 09

IL SITO DELLA PITTRICE NERA D'AUTO

02 giugno
LA PITTRICE NERA D'AUTO HA ORA UN SUO BEL SITO INTERNET. CHI VUOLE PRENDERE CONTATTI CON L'ARTISTA E VISITARE VIRTUALMENTE LA SUA POLIEDRICA E VULCANICA PRODUZIONE NON HA CHE DA DIGITARE

WWW.NERADAUTO.COM il sito internet di una fantastica artista cilentana

June 02

CONSUMO E REINTEGRO MUNIZIONI

REINTEGRO MUNIZIONI E POLVERI

 Non occorre denunziare le munizioni acquistate per reintegrare la scorta di quelle consumate  Cassazione Sezione 1 ; sentenza 20234 del 18/05/2001 (udienza  10/04/2001) RV. 218908

In materia di sicurezza pubblica, l’obbligo della denunzia previsto dall’art. 38 R.D. n. 773 del 1931 riguarda la detenzione e non l’acquisto delle munizioni, con la conseguenza che non è riconducibile nell’ambito  della norma incriminatrice il fatto di chi reintegri la scorta di munizioni, consumate durante una esercitazione di tiro, senza denunziare il nuovo acquisto, ma non superando il numero di munizioni detenute e già denunziate precedentemente.

Nota:  La decisione della cassazione ha ribadito quanto già espresso dalla legge: cioè devono essere denunziate le munizioni detenute e non tutte quelle acquistate perché quello che interessa sapere è il numero di munizioni che si trovano in un dato luogo (es. casa di una certa persona) in un dato momento e non quante ne sono state acquistate e poi sparate. Pertanto  le richieste, di denunziare ogni acquisto a reintegro delle scorte già denunziate, sono da ritenersi del tutto illegittime anche perché l'ordinamento giuridico non prescrive alcuna sanzione nel caso in cui un soggetto abbia meno cartucce di quelle denunziate. Le uniche cartucce che devono essere denunciate sono quelle che, acquistate, vanno a modificare in aumento il quantitativo risultante nella denuncia che comunque non può essere superiore a quanto stabilito dalla normativa (200 cartucce per pistola e 1500 cartucce per fucile).


NON SI DEVE DENUNCIARE IL CONSUMO DI MUNIZIONI

Sentenza n° 1327 emessa dalla I sezione penale della Cassazione il 4 febbraio 1994:


"L'obbligo di denuncia di cui all'articolo 58 rd 6 maggio 1940, n. 635 (regolamento di esecuzione del Tulps) è posto a carico del legittimo detentore di munizioni nella sola ipotesi di modificazione in aumento del quantitativo delle medesime rispetto a quello per il quale è autorizzato dalla competente autorità, mentre è esentato da detto obbligo -e la relativa omissione non è penalmente perseguibile- nel caso che le munizioni legittimamente detenute subiscano una modificazione in decremento (fattispecie relativa ad annullamento senza rinvio di sentenza di condanna per avere l'imputato omesso di denunciare l'avvenuta modificazione, dalle dieci regolarmente detenute alle tre rinvenute in corso di perquisizione, nella quantità di cartucce in suo possesso)".

May 27

PORTO E TRASPORTO DI ARMI DA FUOCO

Porto e trasporto delle armi

 

La differenza sostanziale tra porto e trasporto d'armi è la seguente:

è trasporto quando l'arma non è di immediato uso, cioè è chiusa in valigia, senza munizioni o le stesse sono in altro contenitore separato.

è porto quando l'arma è di immediato uso, cioè pronta, portata indosso o quasi (anche in borsa o borsello), carica.

art. 34 TULPS - art 50 Reg. TULPS - art. 18 L. 110/75 - circ. 17/02/98

Il trasporto può venir effettuato per i più svariati motivi e non solo per andare con l'arma al poligono o in armeria; (ad es: in vacanza per visitare poligoni, per portarla in visione ad un amico o ad un potenziale acquirente, per portarla in altro luogo di custodia e, ovviamente, per riportarla a casa dopo essere stati altrove).


 

MINISTERO DELL'INTERNO - CIRCOLARE 559/C-3159-10100(1) del 17 febbraio 1998, avente per oggetto: Trasporto di armi comuni da sparo.

Sono pervenuti a questo Ministero quesiti in merito al trasporto delle armi comuni da sparo. È stato chiesto, in particolare, se al titolare della licenza di porto di fucile per tiro a volo sia consentito trasportare armi comuni da sparo diverse da quelle utilizzate per detta attività sportiva.

Premesso che il trasporto di un'arma ne concretizza il trasferimento da un luogo ad un altro "come oggetto inerte e non suscettibile d'uso", in assenza quindi della pronta disponibilità che caratterizza il porto, al fine di definire un indirizzo univoco su di un argomento che riveste interesse generale, si forniscono i seguenti chiarimenti.

a) I titolari di licenza di porto d'armi di cui all'art. 42 TULPS (porto di arma corta per difesa personale, porto di bastone animato e porto d'armi lunghe da fuoco, ivi comprese quelle a canna rigata) possono:

-­ portare il tipo o i tipi d'armi indicati nell'autorizzazione,

-­ trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo.

Si rammenta che i titolari di porto di pistola o rivoltella per difesa personale sono legittimati al porto anche contemporaneo delle armi corte detenute in forza della sola denuncia, sino al numero massimo (tre) previsto dal 6° comma dell'art. 10 della L. 110/1975, così come modificato dall'art. 4 L. 21 febbraio 1990 n. 36.

b) I titolari di licenza di porto d'armi lunghe da fuoco con canna ed anima liscia di cui alla legge 323/69 (tiro a volo), possono:

- portare il tipo d'arma oggetto dell'autorizzazione,

- trasportare e acquisire tutte le armi comuni da sparo.

c) I titolari di licenza di trasporto delle armi di cui all'art. 3 della legge 25 marzo 1986 n. 85 (armi per uso sportivo), possono trasportare esclusivamente le armi da sparo lunghe e corte classificate sportive ed inserite nell'apposito elenco annesso al Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.

d) I titolari della carta di riconoscimento di cui all'art. 70 del Regolamento di esecuzione al TULPS (c. d. carta verde), possono trasportare dal luogo di detenzione alla sezione (o sezioni) del tiro a segno nazionale cui sono iscritti, tutte le armi comuni da sparo utilizzabili nella o nelle sezioni di appartenenza.

e) I titolari della licenza di collezione di cui al terzo comma dell'art. 32 del TULPS possono trasportare, acquistare e vendere le armi di cui all'art. 1 del DM 14 aprile 1982 (antiche, artistiche o rare d'importanza storica).

f) I titolari di Nulla Osta all'acquisto ex art. 35 TULPS possono trasportare dall'armeria al luogo di detenzione l'arma o le armi comuni oggetto del N.O. o, nel caso di cessione tra privati, trasportare le stesse tra i rispettivi luoghi di detenzione. Di ciò i sigg. Questori faranno apposita menzione nel N.O. che consegneranno al richiedente in duplice copia, una delle quali destinata ad accompagnare le armi durante il trasporto.

g) I titolari di Carta europea d'arma da fuoco residenti in altro stato della CEE possono:

1. Qualora interessati all'esercizio dell'attività venatoria in Italia ed autorizzati al medesimo esercizio nel paese di provenienza:

-­ introdurre ("trasferire"), trasportare sul territorio nazionale e riesportare ("ritrasferire"), entro un anno, le anni lunghe da fuoco iscritte nella Carta, considerate mezzi di caccia a mente dell'art. 13 della L.157/92, nel numero massimo consentito (tre armi e mille cartucce per dette);

-- portare, nei periodi e nei luoghi in cui la caccia è permessa sul territorio nazionale, le armi suddette -- osservato il disposto dell'art. 12/8° L. 157/92 (polizza assicurativa per responsabilità civile verso terzi) e dell'art. 12/12° (tesserino rilasciato dalla Regione prescelta per l'esercizio dell'attività venatoria) -­ e gli strumenti di cui al 6° comma dell'art. 16 della legge citata (utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie);

2. Qualora interessati all'esercizio di attività sportiva:

-- trasferire, trasportare sul territorio nazionale e ritrasferire entro un armo le armi da sparo lunghe e corte, iscritte nella Carta, classificate sportive ed inserite nell'apposito elenco annesso al Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo, nel numero massimo consentito (tre armi e mille cartucce per dette), osservato il disposto dell'art. 4 del D.M. 5 Giugno 1978 (dichiarazione rilasciata dall'Unione Italiana Tiro a Segno o della Federazione Italiana Tiro a Volo in merito alle gare, alle armi ed alle munizioni prescritte), cosi come modificato dal D.M. 635/96, art. 6, punto 1, lettera b).

-­ portare le armi suddette esclusivamente nell'ambito dell'attività sportiva, osservato il disposto dell'art. 4 del D.M. 5 giugno 1978 e citata modificazione.

3. Qualora interessati al porto o al trasporto per motivi diversi da quelli sopra indicati:

-­ trasferire, trasportare nel territorio nazionale e ritrasferire entro un anno, le armi comuni da sparo lunghe e corte nel numero massimo consentito (sei armi, duecento cartucce a palla per armi corte e millecinquecento cartucce da caccia), osservato il disposto di cui all'art. 5 del D.L. 30 dicembre 1992. n. 527 (concessione dell'accordo preventivo da parte del Questore e trascrizione sulla Carta degli estremi dell'autorizzazione emessa dal Capo della Polizia ­ direttore generale della pubblica sicurezza);

­- portare le armi consentite, ottenuta l'autorizzazione del Capo della Polizia di cui sopra, in esito alle indicazioni fornite dal richiedente a' sensi del D.M. 30 ottobre 1996 n. 635 (contenuto della domanda e requisiti).

h) I titolari dell'autorizzazione all'importazione temporanea di armi comuni da sparo e relative munizioni per l'esercizio dell'attività venatoria o sportiva, ai sensi del D.M. 5 giugno 1978, possono:

-­ importare, trasportare e riesportare entro 90 giorni, armi lunghe da fuoco considerate mezzi di caccia a mente dell'art. 13 della L. 157/92, nel numero massimo consentito (due armi e duecento cartucce per dette) dal confine al luogo o ai luoghi ove intendono svolgere l'attività venatoria;

-­ importare, trasportare e riesportare entro 90 giorni armi da sparo lunghe e corte classificate sportive ed inserite nell'apposito elenco annesso al Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo nel numero massimo consentito (tre armi e mille cartucce per dette);

­- portare l'arma o le armi suddette esclusivamente nell'ambito dell'attività sportiva o nei periodi e nei luoghi in cui la caccia è permessa sul territorio nazionale.

Al di fuori dei casi anzi elencati, il trasporto deve essere effettuato previo avviso al Questore, a mente del 2° comma dell'art. 34 del TULPS, osservate le modalità di cui all'art. 18 L. 110/75 e le condizioni eventualmente imposte ex art. 53 del Reg. al TULPS.

Qualunque sia il titolo abilitativo il numero di armi comuni trasportabili per singola movimentazione non può essere superiore a 6 (sei).

La presente circolare sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

IL CAPO DELLA POLIZIA

 

CANOVA E LA VENERE VINCITRICE

CANOVA E LA VENERE VINCITRICE
 
Recensione libraria di Gerardo Pecci
(dal sito: www.informarte.org)


La recentissima mostra romana (ottobre 2007 – febbraio 2008) di Villa Borghese sul grande scultore Antonio Canova (1757-1822) ha avuto il grande merito di aver rivisitato, e focalizzato con occhi nuovi, la personalità e l’opera del grande maestro veneto. Si è trattato di un evento culturale di grande importanza rientrante nel ciclo di mostre che la Galleria Borghese ha in programma fino al 2015, per mettere in evidenza alcuni grandi momenti e maestri dell’arte di tutti i tempi, facendo di diritto rientrare il Museo di Villa Borghese nel grande circuito culturale e turistico legato all’arte, ai beni culturali. Naturalmente anche per Canova è stato stampato un interessante catalogo che ben mette in evidenza lo stato degli studi storico-artistici finora svolti su questo grande Maestro e sulla sua epoca e, in certo modo, contribuisce a darci una diversa lettura delle sue opere, partendo appunto dalla celeberrima “Paolina Borghese come Venere vincitrice” (1804-1808), “padrona di casa” e musa della Villa che ha ospitato importanti opere canoviane in mostra.
Il catalogo della mostra, a cura di Anna Coliva e Fernando Mazzocca, pubblicato da Electa, si compone di numerosi saggi che cercano di reinterpretare la figura e l’opera del grande Maestro alla luce di quanto finora la letteratura artistica canoviana ha prodotto. Dopo gli interventi di presentazione, a cura del Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano, Claudio Strinati, del Presidente della Fondazione Canova Onlus di Possagno, Gian Pietro Favaro, del Presidente dell’Enel, Piero Gnudi, del Presidente della torinese Compagnia di San Paolo, Franzo Grande Stevens e del Direttore generale Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, Giorgio Tino, vi è il primo importante saggio dal titolo: “Roma 1804-1808: Canova e la Venere Vincitrice” a firma di Fernando Mazzocca. Il prof. Mazzocca mette in rilievo il rapporto di Canova con la Famiglia di Camillo Borghese, cognato di Napoleone, e di Sua moglie Paolina in un clima non certo sereno per la storia d’Italia di quel tempo. Turbolento anche per la triste vicenda che vide protagonista Camillo allorquando vendette al cognato circa duecentocinquanta marmi antichi della propria collezione. Emerge lo sdegno e la ribellione di Canova nei confronti del principe Borghese per tale sciagurata vendita, un grande smacco sul piano personale. Canova vedeva nell’arte un importante “fattore di educazione e formazione del popolo italiano”, come ha scritto Strinati nel proprio intervento. Ed è bene ricordare che proprio lo scultore veneto ricoprì l’incarico romano di “Ispettore Generale delle Belle Arti” , carica che era stata già ricoperta, tre secoli prima, dal grande Raffaello Sanzio. L’intervento storico-critico di Mazzocca è volto soprattutto ad una rilettura filologica delle fonti antiche, e da brani critici moderni con l’intento di ricavare dalla loro collazione non solo un “sunto” di quanto è stato scritto sulla bellissima Paolina Borghese e sull’opera canoviana che la ritrae nelle vesti di Venere Vincitrice, ma di mostrare, in maniera “veloce” ed efficace, il valore artistico dell’opera, anche in rapporto a fonti extra-artistiche (coeve alla vita del Canova) che ne hanno, in parte, orientato i giudizi di valore. Anna Coliva, invece, sottolinea la convivenza di opere di due scultori di razza, ospitati a Villa Borghese: Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova. Due artisti sommi, che hanno variamente vissuto e influenzato da protagonisti le vicende artistiche romane e internazionali delle proprie rispettive epoche, entrambi in stretto rapporto con la famiglia Borghese. Ma quello che preme sottolineare è che Anna Coliva ha voluto focalizzare il proprio intervento su due temi “paralleli” e importanti: il rapporto Canova-Bernini, come argomento storiografico che merita ulteriori riflessioni critiche e lo studio della tecnica scultorea berniniana . Neoclassicismo e Barocco a confronto, severa razionalità e libero arbitrio formale. Sono i luoghi delle forme, di una complessità unica, che sempre sollevano più problemi di quanto non ne siano stati risolti. Ed è un bene, vuole dire che la critica d’arte e la riflessione storico-artistica sono vive e vegete e possono, e devono, stimolare ulteriori e innumerevoli letture future. Villa Borghese è anche il luogo dove il Canova ammira le statue e i ritratti di età classica, lievito indispensabile per la propria rigorosa ricerca della linea scultorea, quella linea di contorno che apprezziamo nella “Paolina Borghese come Venere Vincitrice”, che appare dignitosamente netta e ponderata e che emerge in genere nelle sue statue, nettamente e distintamente disegnate dalla mente prima che realizzate attraverso la mano e lo scalpello, con un “approccio fisico e passionale alla forma” (p.61), quindi non certamente freddo e distaccato. Il saggio di Stefano Grandesso, poi, focalizza il tema della “Venere Vincitrice” nella cultura scultorea dell’Ottocento, anche in rapporto alla tradizione iconografico-pittorica e scultorea del passato. Francesco Leone affronta, poi, e mette in luce, il rapporto tra Canova e l’esigenza della tutela delle opere d’arte. Si tratta di un denso saggio, ricco di riferimenti all’amore che lo scultore nutriva per le opere del passato, anche sulla scorta di quanto aveva fatto prima di lui il Winckelmann e si sofferma sul rapporto tra Canova e Quatremère . Nota è la polemica con il principe Borghese per la vendita dei marmi antichi a Napoleone, come si è detto. Tutto da leggere è il saggio “Antonio Canova. L’uomo e le opere”, di Giuliana Ericali. La studiosa ci offre un’interessante rilettura dell’uomo e dell’artista Antonio Canova che merita certamente attenzione. Nel catalogo segue una puntuale e attenta analisi di tutte le opere presenti in mostra, con relativa lettura critica, opera dopo opera. Di grande qualità è l’apparato iconografico e fotografico che distingue la pubblicazione: aiuta in modo eloquente a meglio capire e interpretare l’arte di siffatto Maestro Canova. Secondo me, il pregio del catalogo non è soltanto nell’aver offerto una nuova lettura delle opere e del personaggio Canova, sia